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Bitcoin non esiste? Nicola ma cosa ti sei bevuto?

Cit. utente sano di mente

Ebbene si, confermo e sottoscrivo. Adesso vi spiego perché. Ma prima vi spiego da dove nasce quest’articolo.

Ho recentemente visto un dibattito tra due economisti “classici”, e con classico intendo dire che palesemente non erano esperti di blockchain e dintorni, ma al tempo stesso erano molto ferrati di economia “normale”, quella che si studia in una facoltà universitaria per intenderci.

Bene, e cosa c’è di male in tutto ciò? Ora, uno dei due (tra l’altro molto famoso e molto preparato, non uno che passava di la per caso) ha detto:

Vabè, ma il bitcoin non ha futuro. Mi immagino però che tra qualche decennio li potremo collezionare, come fanno gli appassionati di numismatica. Uno avrà il bitcoin numero 10, l’altro avrà il numero 1, ecc …

Cit.: economista di spicco

Ora, non scendo nel merito della previsione, in quanto non è possibile dire se sarà vera o falsa, posso dire che al momento (Febbraio 2020) è lontana dalla realtà, però mi ha colpito molto l’aspetto tecnico di questa frase.

Per poter fare quello che dice il nostro amico, dovremmo avere una valuta virtuale, non una valuta digitale, la differenza infatti sta proprio nell’impossibilità della seconda di essere trasformata in valuta fisica (e quindi di essere collezionabile), vediamo il perché …

Taglio minimo e Induplicabilità

Per quanto riguarda il bitcoin il taglio minimo è 1 Satoshi, che equivale ad un centimilionesimo di bitcoin ovvero 1/100.000.000 = 0,00000001 BTC.

Pensiamo per un attimo come dovrebbe essere per poter essere trasformato in denaro fisico, prima di tutto, bisognerebbe che ogni singolo Satoshi fosse convertibile, giusto? Altrimenti come farei a frazionare il mio BTC?

In questo caso quindi dovrei annotare che, ad esempio, il Satoshi numero 0,00000356 è stato convertito in moneta, e che potrà essere un giorno riconvertito in denaro virtuale.

Senza stare a scendere troppo nei tecnicismi, l’operazione appena descritta richiede uno sforzo titanico, primo perché dovrei davvero catalogare nella blockchain tutti i Satoshi che circolano, secondo perché non mi verrebbe garantita l’impossibilità del double spending tra valuta fisica e digitale (ad esempio un malintenzionato se riuscisse ad avere in qualche modo losco lo stesso Satoshi sia fisico che digitale, potrebbe spenderli 2 volte).

Spazio occupato

Sapete anche cosa vorrebbe dire avere un numero di serie per ogni Satoshi?
Supponendo di avere un numero di serie per ognuno, bisognerebbe allocare 14,2 PetaByte (si, hai letto bene, quattordici-virgola-due peta-byte!) di dati solo per annotarne la creazione, non parliamo poi delle transazioni.

Descrizione triste e pallosa di come sono arrivato al calcolo della cifra precedente:

  • I Satoshi alla fine saranno 2,1 * 10^15 (21 mln di BTC = 21 * 10^6 e 1 BTC sono 10^8 Satoshi => 2,1 * 10^15)
  • Per annotare un numero così grande servono almeno 51 bit, per fare cifra tonda diciamo 56 bit (7 Byte)
  • 2,1 * 10^15 * 7 = 14,2 * 10^15 Byte
    => ~ 14,2 * 10^12 KByte
    => ~ 14,2 * 10^9 MByte
    => ~ 14,2 * 10^6 GByte
    => ~ 14,2 * 10^3 TByte (Tera Byte)
    => ~ 14,2 PByte (Peta Byte)


(Per i tecnici: Si, lo so, avrei dovuto dividere per 1024 anziché per 1000 ed avrebbe fatto ~ 12,62 PByte, contenti?)
Fine della descrizione triste e pallosa

E considerate che non ho incluso il timestamp di creazione in tutto ciò.

“Aspetta Nicola, ma vuoi dirmi che con l’Euro funziona così? Com’è possibile?”

Assolutamente NO! L’Euro è garantito dalle banche centrali, che di fatto sono anche un organo garante del suo corretto funzionamento, quindi non hanno bisogno di un sistema così complesso per quest’operazione. Mentre il Bitcoin non è garantito da nulla se non dalla blockchain, ed è anche per questo che non può essere trasformato in denaro fisico.

Come funziona il Bitcoin

Ok, non ci dilunghiamo oltre nello spiegare perché il sistema sopra descritto non potrebbe mai funzionare, ma spieghiamo invece come funziona.

Mediante il meccanismo del consenso, che nel caso di Bitcoin è il Proof of Work, noi abbiamo la certezza (la famosa fiducia di cui si parla sempre) delle transazioni, ovvero che una transazione viene validata ed effettuata una sola volta.

Come dicevo nel mio precedente articolo sul glossario sbagliato alla voce “wallet”, tale dicitura era errata e fuorviante perché di fatto il wallet non contiene BTC ma annota solo le transazioni.
(In realtà non è vero nemmeno questo, in quanto un wallet di base sono solo degli indirizzi a cui sono associate delle chiavi pubbliche e private, ma diventerebbe troppo complesso adesso spiegarlo così)

“Ok Nicola, ho capito che annota le transazioni, ma da dove li prende?”

Ed è proprio qui il bello, di fatto il bitcoin non esiste, o vengono trasferiti da un indirizzo ad un altro, oppure quando vengono creati dal nulla a seguito del mining, ne vengono semplicemente “assegnati” un certo numero ad un wallet e da quel momento li in poi quella quantità inizia ad esistere e può essere transata.
Di fatto è una transazione tra la Blockchain Bitcoin, che ne permette la creazione, ed il wallet.
(Ogni volta che leggete ad alta voce questa definizione semplificata un tecnico/purista muore! 🙂 )

In pratica tutto ciò che è scritto sulla blockchain non è nient’altro che una serie di transazioni, niente di più, niente di meno (che poi ci siano diversi tipi di transazioni lo tralasciamo per ora).

E da qui deriva anche la differenziazione tra valuta virtuale e valuta digitale, la prima convertibile in denaro fisico, la seconda no.

Perché tutta questa complicazione?

Ricordiamo la domanda da cui parte tutto:
Quale problema risolve fondamentalmente la blockchain?
Il problema della fiducia!
(oltre che quello della decentralizzazione, dell’accentramento del potere, della sicurezza che lo stato non metta le mani nel conto a tua insaputa, ecc …)

Ma fiducia in cosa?
In questo caso fiducia nel fatto che le transazioni avvengono una volta sola e che di fatto non si può spendere 2 volte la stessa quantità di denaro.

Portando quindi uno strumento digitale a poter essere trattato come strumento fisico. Se infatti io posso fare il copia-incolla di un file sul mio pc e quindi duplicarlo agevolmente (digitale), non posso fare il copia-incolla della penna che adesso ho sulla mia scrivania (fisico), se ne volessi una identica dovrei andarla ad acquistare, ma il mio BTC, che è digitale, non lo posso duplicare (blockchain).

E la quantità di BTC in circolazione è stata decisa a priori nel lontano 2008 da Satoshi Nakamoto (sempre che sia mai esistito), adesso l’organo che vigila sulle transazioni e sulla corretta quantità di BTC in circolazione è la blockchain di Bitcoin stessa, che di fatto si autoregola.

Web 3.0

Concludo introducendo un argomento che tratterò in un prossimo articolo, ovvero che quanto detto finora per il Bitcoin, è vero anche per tanti altri ambiti.

Posso infatti “notarizzare dei file“, “tokenizzare un’azienda“, ecc …

Tant’è vero che la creazione della tecnologia blockchain ha di fatto reso possibile la creazione di organizzazioni autonome decentralizzate o DAO e di applicazioni decentralizzate o dApp, che stanno profondamente modificando il web.


Siate più onesti possibile, tanto è anonimo, nessuno vi verrà mai a criticare
Cosa ti è piaciuto o non ti è piaciuto?